Testamento ambiguo, la parola roffie decide l'eredità da 110 mila euro
Una parola ambigua in un testamento olografo ha cambiato il destino di un’eredità da oltre 110 mila euro. I giudici hanno dovuto stabilire cosa intendesse davvero un anziano agricoltore romagnolo con il termine “roffie”.
Un agricoltore ottantenne della provincia di Forlì, morto nel 2015, ha lasciato un testamento scritto a mano che, a distanza di anni, continua a far discutere. Il documento era chiaro solo in parte: al migliore amico andavano il cane e una casa con un piccolo terreno, con l’impegno simbolico di portare fiori sulla tomba della moglie.
La difficoltà nasceva da una frase successiva, breve ma decisiva: dopo la sua morte, “tutte le mie roffie vanno al mio amico”. Un’espressione che nessuno, tra familiari e giudici, è riuscito a interpretare con certezza. Il patrimonio dell’uomo, infatti, comprendeva anche terreni di grande valore nel Riminese e oltre centomila euro depositati in banca.
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Non avendo figli ed essendo vedovo, in assenza di indicazioni chiare la legge individua come eredi naturali i parenti più prossimi. Nel suo caso, due fratelli, con i quali però i rapporti risultavano compromessi da tempo.
La Corte d’Appello di Bologna ha quindi esaminato il significato del termine “roffia”, definendolo come un sostantivo arcaico riferito a scarti o materiali di poco conto. Proprio per questo, secondo i giudici, non poteva indicare l’insieme dei beni più rilevanti presenti nell’asse ereditario.
Nella motivazione della sentenza si sottolinea che attribuire a quella parola il significato di “tutti i miei beni” avrebbe comportato un’interpretazione opposta al suo valore linguistico originario. Terreni, fabbricati e denaro, quindi, non potevano rientrare in quella definizione.
La Corte ha inoltre precisato che non esistono prove sufficienti per dimostrare un uso personale o dialettale diverso del termine da parte del testatore. Per questo motivo, è stato ritenuto più plausibile che l’uomo volesse destinare all’amico solo la casa di Forlì e oggetti di modesto valore presenti nell’abitazione.
Con questa interpretazione, l’eredità principale, composta da immobili e liquidità, è stata assegnata ai fratelli, mentre all’amico sono rimasti esclusivamente i beni già indicati in modo esplicito nel testamento.