Sanità e welfare, Brunetta invoca uno spirito costituente per il futuro del sistema
La sanità italiana è sotto pressione tra invecchiamento della popolazione, squilibri occupazionali e sostenibilità finanziaria. Renato Brunetta indica lavoro, inclusione e spirito costituente come chiavi per ripensare il welfare.
Il Rapporto Sanità del Crea, presentato al Cnel, descrive un Servizio sanitario nazionale attraversato da criticità strutturali, aggravate da profondi mutamenti demografici. Secondo Renato Brunetta, presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, il tema non può più essere ridotto alla sola entità della spesa pubblica.
Al centro della trasformazione c’è la longevità: l’allungamento della vita media moltiplica la domanda di servizi e mette in discussione l’equilibrio che ha sostenuto il welfare per gran parte del Novecento. Un modello fondato sulla contribuzione degli occupati e sull’erogazione delle prestazioni che, oggi, mostra evidenti segni di cedimento.
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Brunetta ha spiegato che il sistema non può reggere senza un ampliamento deciso della base occupazionale. In Italia esistono grandi bacini di lavoro ancora poco utilizzati, in particolare tra giovani e donne, soprattutto nelle regioni meridionali.
Queste aree di esclusione, spesso considerate un problema, possono diventare una risorsa strategica. L’ingresso nel mercato del lavoro di queste fasce porterebbe più forza produttiva e maggiori contributi, due elementi essenziali per riequilibrare il welfare.
Secondo le stime indicate, con circa quattro milioni di occupati in più rispetto agli attuali ventiquattro milioni, l’Italia potrebbe avvicinarsi ai livelli di occupazione dei Paesi del Nord Europa. Un risultato che inciderebbe direttamente su pensioni, sanità e sostenibilità del sistema sociale.
Per Brunetta, un simile cambiamento genererebbe anche effetti positivi sul piano della giustizia sociale, della produttività e dell’inclusione, rafforzando la parità di genere e la partecipazione democratica.
Da qui l’invito a un impegno condiviso tra istituzioni e corpi intermedi per avviare una nuova fase costituente, capace di affrontare le grandi transizioni in corso. Un percorso che richiama l’esperienza storica del Codice di Camaldoli, nato nel 1943 come base della futura Costituzione sociale.
Allora, come oggi, il valore fu nella convergenza tra culture politiche diverse. Un esempio che, secondo Brunetta, può ispirare anche l’Europa e l’Italia di fronte alle sfide della sanità, del lavoro e del welfare.