Federica Torzullo, la denuncia della sorella Stefania e le omissioni del marito indagato
La testimonianza di Stefania Torzullo ricostruisce i giorni della scomparsa di Federica, tra omissioni, sospetti e scelte decisive che hanno accelerato l’indagine sul marito, oggi accusato dell’omicidio.
Stefania Torzullo ripercorre con il suo legale le ore trascorse nella caserma di Anguillara, quando lei e il padre accompagnarono Claudio Carlomagno per segnalare la scomparsa di Federica. In quel momento speravano che, lasciandolo solo con i carabinieri, avrebbe raccontato la verità su una relazione ormai conclusa.
Secondo Stefania, il marito di sua sorella evitò di chiarire che i due vivevano da separati in casa, che Federica frequentava un’altra persona e che avevano già consultato un avvocato per una separazione consensuale. Informazioni che, a suo giudizio, avrebbero dovuto essere centrali nella denuncia di scomparsa.
Farmacista a Bracciano, Stefania ha deciso di costituirsi parte offesa nel procedimento per il femminicidio della sorella, 41 anni, madre di un bambino di dieci. Carlomagno è accusato di averla uccisa con 23 coltellate, di aver nascosto il corpo in un terreno vicino alla propria azienda, tentando poi di bruciarlo e di smembrarlo per ostacolarne il riconoscimento.
Fin dalle prime ore, Stefania racconta di aver avvertito qualcosa di stonato. L’atteggiamento del cognato le appariva freddo, distante, incompatibile con l’angoscia che attraversava la famiglia. Quelle sensazioni l’hanno spinta a riferire ai carabinieri le sue perplessità, contribuendo a orientare in modo diverso le indagini.
Federica aveva manifestato l’intenzione di ottenere l’affido del figlio e di tornare a vivere dai genitori. Una prospettiva che non compariva nella ricostruzione fornita dal marito. Per questo motivo, né il padre né la sorella firmarono il verbale iniziale, ritenuto incompleto e impreciso.
La sera stessa, intorno alle 23, Stefania rientrò in caserma per integrare ufficialmente quanto mancava, chiarendo che il rapporto tra Federica e Carlomagno era finito da tempo. Quelle dichiarazioni portarono il giorno seguente il procuratore di Civitavecchia, Alberto Liguori, a iscrivere il marito nel registro degli indagati e a disporre i sequestri.
Casa, auto, telefoni, mezzi agricoli e azienda vennero posti sotto sigillo. Intanto emergeva un quadro sempre più incoerente: Carlomagno avrebbe inviato un messaggio alla suocera dal telefono di Federica, fingendosi lei, proprio mentre, secondo l’accusa, stava occultando il corpo.
Nella denuncia, l’uomo aveva sostenuto che il rapporto di coppia non presentava problemi rilevanti e che non vi erano stati litigi. Aveva anche avvisato la colf di non recarsi a lavorare l’indomani. Gli accertamenti con il luminol dei Ris hanno però restituito una scena incompatibile con quella versione.
La comunità di Anguillara segue con sgomento l’evolversi dell’inchiesta. Stefania, nel frattempo, si è chiusa nel silenzio pubblico, concentrando ogni energia sul nipote e sulla gestione di un dolore che non lascia spazio ad altro.
Il 9 gennaio è tornata ancora una volta dai carabinieri per segnalare nuove incongruenze. Il 18 gennaio ha riconosciuto il corpo della sorella grazie a un piercing e a dei braccialetti. Nei giorni successivi, sarà lei ad accompagnare il bambino a scuola, tenendogli la mano lungo lo stesso percorso di sempre.