Caffè e fibrillazione atriale: cosa rivela lo studio sull'effetto protettivo

Per anni il caffè è stato considerato un nemico del cuore. Una ricerca internazionale suggerisce invece che, per alcune persone con aritmie, la caffeina potrebbe non essere solo tollerabile ma persino associata a un minor rischio di ricadute.

caffè fibrillazione

La fibrillazione atriale colpisce milioni di persone e può causare palpitazioni, affaticamento e complicanze come ictus e scompenso cardiaco. Proprio per questo, ai pazienti viene spesso consigliato di evitare la caffeina, ritenuta capace di accelerare il battito.

A mettere in discussione questa indicazione è lo studio Decaf, che ha seguito per sei mesi circa 200 anziani tra Stati Uniti, Canada e Australia, tutti consumatori abituali di caffè da almeno cinque anni. I partecipanti sono stati divisi casualmente tra chi doveva ridurne l’assunzione e chi poteva continuare a bere almeno una tazzina al giorno.

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Il controllo è avvenuto tramite elettrocardiogrammi e dispositivi indossabili, utili a individuare eventuali irregolarità del ritmo cardiaco. I risultati hanno mostrato che chi continuava a bere caffè presentava una probabilità inferiore del 17% di andare incontro a nuovi episodi di aritmia, con intervalli più lunghi tra una crisi e l’altra.

Secondo il cardiologo Marcus, docente all’Università della California di San Francisco, i dati indicano che il caffè con caffeina sembra esercitare un ruolo potenzialmente protettivo nella prevenzione della fibrillazione atriale. Lo studio, tuttavia, non ha analizzato in modo approfondito fattori come alimentazione ed esercizio fisico.

Anche la cardiologa Johanna Contreras, del Mount Sinai Fuster Heart Hospital di New York, invita alla cautela: per chi soffre di fibrillazione atriale il consumo moderato di caffè appare compatibile con la condizione, senza però poter attribuire alla bevanda un effetto protettivo certo e universale.