Digiuno intermittente e cervello: il ruolo chiave del succinato
Una ricerca internazionale chiarisce perché il digiuno intermittente può proteggere il cervello nelle persone obese, individuando nel succinato la molecola chiave che collega metabolismo, comportamento e infiammazione cerebrale.
Il digiuno intermittente, già noto per i suoi effetti sul controllo del peso, mostra benefici anche sul cervello. I protocolli più diffusi prevedono 16 ore senza cibo e 8 di alimentazione, oppure l’alternanza tra giorni di dieta equilibrata e giornate di astinenza.
Un nuovo studio ha messo in luce come questa pratica possa influenzare non solo il metabolismo, ma anche il comportamento e i processi infiammatori cerebrali, con effetti particolarmente rilevanti nelle persone con obesità.
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Al centro dei risultati emerge il succinato, un metabolita coinvolto nella produzione di energia cellulare, che sembra agire da ponte tra il funzionamento dell’organismo e quello del cervello.
La ricerca nasce dalla collaborazione tra istituti italiani e statunitensi e suggerisce che modulare questa molecola potrebbe aprire la strada a nuove strategie nutrizionali o farmacologiche per prevenire diabete, patologie cardiometaboliche, disturbi dell’umore e declino cognitivo.
L’obesità, infatti, non rappresenta solo un problema metabolico: è associata a un rischio maggiore di compromissione cognitiva e di malattie neurodegenerative e psichiatriche. Per anni, però, i meccanismi che legano dieta e salute cerebrale sono rimasti poco chiari.
I ricercatori hanno utilizzato un modello sperimentale di obesità indotta da un’alimentazione ricca di grassi, confrontandolo con una dieta bilanciata quotidiana e con un regime di digiuno intermittente che alternava giorni di alimentazione controllata a 24 ore di digiuno.
Sia il ritorno a una dieta equilibrata sia il digiuno hanno portato a una riduzione di peso e massa grassa, oltre a un miglioramento della tolleranza al glucosio. Tuttavia, solo il digiuno intermittente ha prodotto un miglioramento significativo del comportamento esplorativo e una diminuzione dei livelli di ansia.
Questi cambiamenti sono risultati collegati a una minore infiammazione nel cervello, suggerendo un’azione protettiva che va oltre il semplice controllo calorico.
Grazie a tecniche avanzate di analisi metabolomica, il team ha individuato una vera e propria “firma” del digiuno intermittente: il succinato diminuisce nel sangue, mentre aumenta nel fegato e nel tessuto adiposo bruno.
La scoperta più sorprendente è arrivata quando la sola somministrazione di succinato ha riprodotto molti degli effetti del digiuno, in particolare sulla riduzione dell’ansia e sul cambiamento dei comportamenti.
Questi dati indicano che la modulazione del succinato rappresenta un nuovo indicatore biochimico dei benefici del digiuno intermittente su metabolismo, comportamento e infiammazione cerebrale.
Il risultato apre a prospettive concrete per interventi mirati, capaci di offrire una protezione neurobiologica più ampia rispetto alla sola restrizione calorica.