Uomo Gatto tedoforo, scoppia la polemica sui criteri per Milano Cortina 2026
La scelta dei tedofori per Milano Cortina 2026 accende il dibattito: tra personaggi dello spettacolo e grandi atleti esclusi, emergono critiche sui criteri adottati e richieste di trasparenza da parte delle istituzioni.
L’immagine di Gabriele Sbattella, noto al pubblico come Uomo Gatto di “Sarabanda”, con la torcia olimpica in mano ha fatto rapidamente il giro dei social. Lo scatto risale al 4 gennaio, quando il personaggio televisivo ha sfilato a Fermo come tedoforo della staffetta per le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina.
La reazione è stata immediata: tra ironia e perplessità, molti si sono chiesti quale legame potesse esistere tra una figura dello spettacolo e un evento simbolo dello sport mondiale. Una domanda che non riguarda solo Sbattella, ma un’intera serie di scelte simili.
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Nel percorso della torcia, infatti, sono comparsi anche nomi come Achille Lauro e Gigi D’Alessio. Una presenza che ha rafforzato la sensazione di una selezione orientata più alla visibilità mediatica che al riconoscimento di carriere sportive.
Il tema è arrivato fino al ministro Andrea Abodi, che ha definito la situazione “spiazzante” e ha annunciato l’intenzione di verificare i criteri di selezione, riaprendo una questione che non si era mai realmente chiusa.
Il nodo principale riguarda gli atleti esclusi. Molti sportivi con un curriculum solido non sono stati contattati o non hanno presentato domanda, convinti che il merito sportivo fosse sufficiente per essere presi in considerazione.
Da qui nasce quello che diversi osservatori hanno definito un cortocircuito istituzionale: una procedura che ha lasciato fuori figure simbolo degli sport invernali, generando amarezza e polemiche.
La Lega ha parlato di decisioni “incomprensibili e sconcertanti”, mentre l’ex fondista Silvio Fauner ha chiesto apertamente delle scuse, sottolineando come molti atleti siano stati “irrispettosamente dimenticati”.
Fauner ha evidenziato la distanza tra le discipline olimpiche e alcune delle scelte effettuate, criticando il ricorso a volti dello spettacolo privi di un legame diretto con lo sport agonistico.
Il malcontento si è esteso anche ad altri ex campioni. Cristian Ghedina, storico discesista azzurro, ha raccontato di non essere stato contattato e di aver dovuto presentare autonomamente la propria candidatura.
La procedura prevedeva infatti un semplice modulo online, basato su una sorta di autocertificazione. Ai candidati veniva chiesto di spiegare perché desiderassero essere tedofori, quali valori rappresentassero e come sarebbero stati descritti da terzi.
Tra le domande figurava anche una verifica pratica: la capacità di trasportare una torcia da 1,5 chili per 300 metri. Nessun riferimento, invece, a titoli sportivi o risultati agonistici.
L’obiettivo dichiarato era coinvolgere 10.001 tedofori olimpici e 501 paralimpici, ciascuno portatore di una storia personale da raccontare lungo il percorso della fiamma verso Milano Cortina 2026.
Secondo la visione ufficiale, ogni tedoforo avrebbe dovuto rappresentare valori come passione, sacrificio e coraggio, diventando un messaggero dello spirito olimpico più che un semplice portatore della torcia.
Una filosofia inclusiva, che però ha finito per alimentare il dibattito su dove tracciare il confine tra rappresentanza simbolica e riconoscimento del merito sportivo.