Marina La Rosa sulle app di incontri: tra curiosità, regole e osservazione sociale
Marina La Rosa racconta il suo ingresso nelle app di incontri: un esperimento nato per curiosità, tra osservazione sociale, ironia e regole personali, senza l’obiettivo di trovare l’amore ma nuove connessioni da esplorare.
È lei a dirlo per prima, senza attendere indiscrezioni o interpretazioni altrui. Marina La Rosa decide di raccontare apertamente di essersi iscritta a un paio di app di incontri, chiarendo subito il contesto: nessuna caccia al partner ideale, ma il desiderio di scambiare parole, osservare dinamiche e prendere appunti su un mondo che la incuriosisce.
L’idea nasce da una chiacchierata tra amiche. Una la sprona a provare per gioco, l’altra immagina già di trasformare l’esperienza in un racconto condiviso. Marina accetta e trasforma il tutto in un esercizio che le è familiare: scrivere, dialogare con sconosciuti, analizzare reazioni e linguaggi, trovando nel processo un divertimento inatteso.
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Quello che emerge, scorrendo profili e messaggi, è una sorta di archivio umano. Marina descrive una sequenza di figure ricorrenti: professioni dichiarate, stili di vita ostentati, frasi studiate per colpire. Dal lavoratore manuale al dirigente sempre in viaggio, fino a personaggi che si presentano come poeti moderni salvo poi rivelare occupazioni molto più prosaiche.
L’esperimento assume così una dimensione più ampia. Non è solo intrattenimento digitale, ma uno sguardo sulle modalità con cui ci si racconta online. Bio sintetiche, promesse implicite, tentativi di costruire un’immagine efficace in poche righe diventano materiale di osservazione, spesso commentato con ironia asciutta.
Chi interpreta questa scelta come la ricerca di una relazione stabile viene subito smentito. Marina precisa di non essere interessata a un fidanzamento tradizionale, ma a qualcosa di diverso, più vicino alla condivisione di piccoli momenti che a grandi dichiarazioni. Un’idea di intimità quotidiana, lontana dalle definizioni rigide.
Tra i criteri dichiarati ce n’è uno che fa discutere: l’altezza. Marina lo affronta senza giri di parole, spiegando che sotto una certa soglia preferisce non andare oltre. Una scelta che rivendica come personale, motivata da una semplice compatibilità fisica e raccontata con leggerezza.
Nel racconto delle sue interazioni digitali convivono sarcasmo e sincerità. Le app diventano uno spazio di osservazione privilegiato, un contesto in cui linguaggi e aspettative si incontrano e si scontrano, offrendo spunti continui da registrare e rielaborare.