Referendum sulla riforma della giustizia: il sì guida le intenzioni di voto

Il referendum sulla riforma della giustizia vede il sì in vantaggio, ma la partecipazione resta incerta. Un sondaggio fotografa un Paese diviso tra consenso alle novità e un’ampia area di indecisione sul voto di marzo 2026.

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Il quadro emerso dall’ultima rilevazione demoscopica mostra un’Italia ancora prudente davanti all’appuntamento referendario del 22 e 23 marzo 2026. Solo il 41% degli intervistati afferma con certezza che si recherà alle urne, mentre il 17,4% esclude la partecipazione e il 41,6% resta indeciso.

Tra chi esprime un orientamento sul merito della consultazione, il alla conferma della legge sulla separazione delle carriere dei magistrati raccoglie il 50,3% delle preferenze. Il fronte contrario, favorevole all’abrogazione, si ferma al 35,4%, lasciando un margine significativo a chi non ha ancora maturato una posizione definitiva.

Il dibattito coinvolge anche la proposta di sorteggio per la composizione dei due nuovi Consigli superiori della magistratura, uno per i pubblici ministeri e uno per i giudicanti. In questo caso, il 44,3% degli intervistati si dice favorevole, contro il 32,1% dei contrari e un 23,6% che non prende posizione.

Sull’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, composta da quindici membri con diverse modalità di nomina e sorteggio, il consenso sale al 48%. I contrari rappresentano il 27,2%, mentre il 24,8% dichiara di non avere un’opinione definita.

Analoga distribuzione emerge sulla struttura dei due Consigli superiori, che dovrebbero essere formati per due terzi da magistrati sorteggiati e per un terzo da professori universitari o avvocati con lunga esperienza professionale. In questo scenario, il 44,2% si dice favorevole, il 31,2% contrario e il 24,6% resta incerto.

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