Caso Epstein, i Clinton rifiutano la convocazione della Camera
La commissione di Vigilanza della Camera incassa il no dei Clinton alle deposizioni sul caso Epstein. La coppia contesta la validità delle convocazioni e rilancia lo scontro istituzionale con i repubblicani.
Bill e Hillary Clinton hanno comunicato alla commissione di Vigilanza della Camera la loro decisione di non presentarsi a testimoniare nell’inchiesta sui casi di traffico sessuale legati a Jeffrey Epstein e a Ghislaine Maxwell.
La posizione della coppia è stata formalizzata in una lunga lettera indirizzata al presidente della commissione, James Comer. Nel documento, le citazioni a comparire vengono definite prive di validità legale e dunque non vincolanti dal punto di vista giuridico.
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Secondo quanto scritto, l’ex presidente degli Stati Uniti e l’ex segretaria di Stato ritengono che il momento attuale rappresenti una scelta di principio. Nel testo, i Clinton parlano di una decisione presa per difendere il Paese, le sue istituzioni e i valori democratici, anche di fronte a possibili conseguenze politiche.
Le audizioni erano state programmate inizialmente per lo scorso ottobre, ma erano state rinviate più volte prima di essere riposizionate per questa settimana, all’interno dell’indagine condotta dalla commissione a maggioranza repubblicana sulla gestione federale dei procedimenti legati al traffico sessuale.
Dopo il rifiuto ufficiale, Comer ha annunciato l’intenzione di avviare l’iter per dichiarare Bill Clinton in oltraggio al Congresso, estendendo la valutazione anche alla posizione di Hillary Clinton.
Lo scontro si inserisce in un clima politico già teso, con la commissione determinata a proseguire l’indagine e i Clinton pronti a contestarne la legittimità sul piano formale e procedurale.