Processo d'appello a Marine Le Pen, in gioco la corsa alle presidenziali francesi
Il destino politico di Marine Le Pen passa dal tribunale di Parigi: oggi si apre l’appello che può decidere la sua eleggibilità e il ruolo del Rassemblement national nelle prossime presidenziali francesi.
Oggi a Parigi prende il via il processo d’appello che coinvolge Marine Le Pen, condannata in primo grado per appropriazione indebita di fondi europei. Il procedimento durerà cinque settimane e si concluderà il 12 febbraio, con un esito che potrebbe incidere direttamente sul suo futuro politico.
La sentenza di marzo aveva stabilito una pena complessiva di quattro anni, di cui due con braccialetto elettronico, una multa di 100mila euro e soprattutto l’ineleggibilità immediata per cinque anni. Una misura che, se confermata, escluderebbe Le Pen dalle presidenziali e dalle legislative del 2029.
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Secondo i giudici, l’ex leader del Rassemblement national avrebbe gestito un sistema organizzato di deviazione dei fondi pubblici, utilizzando gli stanziamenti destinati agli assistenti parlamentari europei per personale che lavorava in realtà per il partito.
Dei 24 imputati condannati in primo grado, soltanto undici hanno scelto di presentare ricorso, tra cui la stessa Le Pen. La severità della condanna aveva suscitato polemiche, anche perché arrivata in una fase di forte crescita nei sondaggi per il suo schieramento.
Jordan Bardella, oggi presidente del partito, ha definito inquietante per la democrazia l’ipotesi di una sentenza che impedisca alla leader storica di candidarsi. Ha ribadito che la libera scelta degli elettori non dovrebbe essere limitata da decisioni giudiziarie percepite come politicamente invasive.
Le Pen, autorizzata a mantenere il seggio da deputata, aveva già ammesso di nutrire poche speranze sulla possibilità di correre ancora per l’Eliseo. Non ha escluso, inoltre, che Bardella possa rappresentare il partito al suo posto.
All’interno del Rassemblement national, la linea ufficiale resta quella della fiducia totale: la dirigente viene descritta come determinata a dimostrare la propria innocenza e a difendere il diritto di rappresentare gli elettori francesi.
Anche in caso di conferma della colpevolezza, l’appello potrebbe però ritardare l’efficacia dell’ineleggibilità. La sanzione diventerebbe definitiva solo dopo un eventuale pronunciamento della Cassazione, lasciando a Le Pen un margine di manovra politica.
Il presidente della Cassazione, Christophe Soulard, ha anticipato l’intenzione di emettere una decisione, se possibile, prima delle presidenziali. Qualora il ricorso arrivasse entro la fine dell’anno, i tempi tecnici consentirebbero ancora la presentazione della candidatura.
Le firme necessarie dovranno essere depositate entro marzo, quando il Consiglio costituzionale ufficializzerà l’elenco dei candidati ammessi. In quel momento, ogni ritardo giudiziario potrebbe pesare in modo decisivo sugli equilibri politici.
Resta comunque complessa l’ipotesi di un passaggio di testimone a campagna già avviata. Una sostituzione con Bardella in corsa sarebbe difficilmente gestibile, mentre una conferma integrale della condanna escluderebbe Le Pen da ogni competizione elettorale nazionale.
In uno scenario alternativo, con Bardella eletto presidente, Le Pen potrebbe comunque mantenere un ruolo centrale, poiché il leader del partito potrebbe tecnicamente accedere alla guida del governo come primo ministro.