La biografa di Lindsay Kemp racconta l'amore segreto con David Bowie e il teatro che cambiò il rock
Un legame artistico e sentimentale intenso, fatto di teatro, musica e fragilità, ha segnato profondamente gli esordi di David Bowie. A raccontarlo è una delle voci più vicine a Lindsay Kemp, tra memorie inedite e retroscena mai banali.
Il rapporto tra Lindsay Kemp e David Bowie fu travolgente, segnato da un sentimento assoluto e da una profonda fusione creativa. Secondo il racconto di Daniela Maccari, interprete storica e oggi erede dell’opera di Kemp, quell’amore portò anche a momenti estremi, come il tentativo di suicidio dell’artista dopo un tradimento scoperto dietro le quinte, in una scena drammatica e fortemente teatrale.
Maccari spiega di non aver mai incontrato Bowie di persona, ma di aver raccolto direttamente le confidenze di Kemp, confluite in memorie ancora inedite. Tutto ebbe origine nel 1967, quando un giovane David Jones, ancora lontano dalla fama, entrò in contatto con Kemp grazie alla stessa agenzia teatrale. In quel periodo, alcune melodie di Bowie vennero rielaborate per uno spettacolo di Kemp messo in scena a Londra.
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Il primo vero incontro avvenne a Soho, in una casa abitata da artisti, performer e figure di passaggio, un ambiente libero e comunitario. Bowie rimase affascinato da quel mondo e, come avrebbe ammesso più tardi, desiderò farne parte sin da subito. La quotidianità di Kemp, vissuta come una continua rappresentazione scenica, incarnava un’idea di bohème che colpì profondamente il musicista.
Da quell’intesa nacque un sodalizio che fu insieme sentimentale e professionale, definito da Maccari come una rivoluzione silenziosa, una ricerca di libertà espressiva dopo le ferite della guerra. In quegli anni prese forma anche Pierrot in Turquoise, opera ispirata alla Commedia dell’Arte e al simbolismo del colore turchese, legato all’idea di eternità nel pensiero buddista.
La relazione attraversò crisi, tradimenti e separazioni, fino alla rottura del 1968, che però non segnò una fine definitiva. Nel 1972, quando Kemp si trovava a Edimburgo per sviluppare un nuovo progetto teatrale, fu Angela Bowie a proporgli la regia di Ziggy Stardust. Kemp accettò, dando vita a una messa in scena visionaria nonostante la sua paura dell’altezza, dovendo far scendere Bowie da imponenti strutture sceniche.
Kemp curò ogni aspetto dello spettacolo: regia, scenografie, costumi e trucco, ispirandosi anche all’estetica giapponese. L’abito a ragnatela e le architetture verticali divennero elementi iconici, contribuendo alla nascita di un nuovo linguaggio performativo. Fu in quel momento che il rock si trasformò in teatro, aprendo la strada al glam e al glitter rock.
Quell’eredità visiva e concettuale ha continuato a influenzare le produzioni successive. Nel 2020, Daniela Maccari ha firmato costumi, coreografie e trucco di uno spettacolo dedicato a Bowie, riprendendo lo spirito e l’immaginario dello storico allestimento del 1972, a dimostrazione di quanto quell’incontro abbia lasciato un segno duraturo nella storia della musica e della scena.