Sciopero otto ore del personale ferroviario in Emilia-Romagna dopo l'uccisione del capotreno
Il personale ferroviario dell'Emilia-Romagna ha scioperato per otto ore mercoledì 7 gennaio, in seguito all'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio. La mobilitazione ha sospeso il servizio regionale e sollevato questioni sulla sicurezza.
Mercoledì 7 gennaio il personale delle ferrovie in Emilia-Romagna ha incrociato le braccia per otto ore, dalle 9 alle 17, per protestare dopo l’omicidio a Bologna del capotreno Alessandro Ambrosio, trovato senza vita nei pressi della stazione con una ferita da coltello. La mobilitazione ha bloccato la circolazione dei treni nella regione e riacceso il dibattito sulla sicurezza di lavoratori e utenti negli scali ferroviari.
La protesta è stata convocata unitariamente da diverse sigle sindacali regionali, tra cui Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Af, coinvolgendo dipendenti di Trenitalia, Trenitalia Tper, Fs Security, Italo Ntv e Trenord. I sindacati hanno indicato nelle condizioni di lavoro e nella tutela della sicurezza motivi centrali della mobilitazione, lamentando un’esposizione quotidiana a rischi a causa di aggressioni e carenza di misure adeguate.
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La tragedia che ha spinto alla proclamazione dello sciopero è l’accoltellamento mortale di Ambrosio, 34enne residente ad Anzola dell’Emilia, avvenuto la sera del 5 gennaio nel parcheggio riservato al personale ferroviario. Per l’omicidio è stato identificato e bloccato un uomo di 36 anni, di nazionalità croata, con precedenti per resistenza e altri reati, che si è poi allontanato prima di essere catturato dalle forze dell’ordine.
Oltre alla sospensione del lavoro, è stato organizzato un presidio davanti alla Prefettura e un momento di omaggio con la deposizione di un fiore vicino alla stazione, in memoria del collega ucciso. Le organizzazioni sindacali hanno sollecitato un intervento forte da parte delle istituzioni per rafforzare la sicurezza nei poli ferroviari, sostenendo che le stazioni e le aree di servizio debbano diventare luoghi più protetti per chi vi lavora e per i viaggiatori.
La protesta si è svolta in un clima teso, con numerose espressioni di cordoglio e richieste di misure concrete da parte di rappresentanti politici e sindacali. Dalle critiche all’attuale gestione della sicurezza alla richiesta di maggior presenza delle forze dell’ordine, la mobilitazione dei ferrovieri ha posto al centro dell’attenzione pubblica la vulnerabilità del personale di front line nel trasporto pubblico.