Venezuela, stretta Usa sulla flotta ombra e piano post-Maduro tra petrolio e transizione
Gli Stati Uniti rafforzano le misure contro la flotta ombra venezuelana, puntando a contrastare il traffico di petrolio soggetto a sanzioni. L’obiettivo è mantenere l’embargo e affrontare le sfide geopolitiche con Russia e Cina.
Gli Stati Uniti intensificano l’azione contro il traffico petrolifero soggetto a sanzioni, mostrando determinazione nel sequestrare navi ritenute parte della cosiddetta flotta ombra venezuelana, anche a costo di aumentare la tensione con Mosca e Pechino. La linea dell’amministrazione è chiara: l’applicazione dell’embargo resta una priorità strategica.
Nelle ultime ore le forze armate statunitensi hanno preso il controllo di due petroliere. Tra queste figura la Marinera, intercettata nell’Atlantico settentrionale dopo un inseguimento durato oltre due settimane e reso possibile anche dal supporto militare britannico. L’imbarcazione, diretta verso la Russia e in passato impiegata per il trasporto di greggio venezuelano, è stata fermata insieme a un’altra nave, la Sophia, bloccata nei Caraibi mentre navigava senza bandiera.
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Secondo Washington, una delle petroliere sequestrate operava priva di una registrazione valida, dopo aver utilizzato in precedenza una falsa bandiera. Le autorità statunitensi sostengono che fosse oggetto di un provvedimento giudiziario di sequestro e che trasportasse petrolio sottoposto a sanzioni, motivo per cui l’equipaggio rischia procedimenti penali.
Da parte russa arriva una versione opposta. Mosca afferma che la nave aveva ottenuto un’autorizzazione temporanea a navigare sotto bandiera russa a partire dal 24 dicembre e denuncia l’abbordaggio in alto mare come una violazione del diritto internazionale. Le autorità russe chiedono il rientro immediato dei membri dell’equipaggio, sostenendo che il contatto con la nave si sia interrotto dopo l’intervento statunitense.
La Casa Bianca ridimensiona il rischio di un’escalation diplomatica, sottolineando che i rapporti personali tra i vertici di Washington e del Cremlino restano solidi. La politica sui sequestri viene descritta come una scelta consapevole e non negoziabile, parte integrante della strategia di questa amministrazione.
Parallelamente all’azione navale, gli Stati Uniti accelerano sulla gestione politica del dopo Maduro. Washington rivendica un coordinamento stretto con le autorità ad interim venezuelane, affermando di esercitare una pressione costante e di orientarne le decisioni chiave.
Il piano statunitense per il futuro del Venezuela è articolato in tre fasi. La prima è dedicata alla stabilizzazione del Paese, con l’obiettivo di evitare un vuoto di potere e il rischio di disordini. In questo contesto rientra anche una sorta di quarantena del petrolio venezuelano.
La strategia prevede la consegna agli Stati Uniti di una quota compresa tra 30 e 50 milioni di barili di greggio, che verrebbero venduti sotto gestione americana. I proventi, secondo quanto spiegato, sarebbero amministrati direttamente da Washington per garantirne una distribuzione controllata e indirizzata al beneficio della popolazione.
La seconda fase riguarda la ripresa economica e l’apertura del mercato venezuelano. In questa fase è previsto un accesso regolato e paritario per le imprese statunitensi, occidentali e internazionali, insieme a un percorso di riconciliazione politica guidato dal nuovo esecutivo di Caracas.
Sul piano interno, il nuovo assetto di governo dovrebbe garantire amnistia e liberazione per le forze di opposizione, aprendo la strada alla terza fase del piano: la transizione politica vera e propria, che gli Stati Uniti descrivono come un processo destinato a svilupparsi in modo positivo.
Il controllo sul settore energetico resta centrale. Washington intende supervisionare per un periodo indefinito la commercializzazione del petrolio venezuelano, partendo dalle scorte già estratte e invendute, fino a includere l’intera produzione futura immessa sul mercato sotto gestione statunitense.
Secondo quanto comunicato, i ricavi derivanti dal nuovo accordo petrolifero verranno utilizzati dal Venezuela esclusivamente per l’acquisto di beni statunitensi. Tra questi figurano prodotti agricoli, farmaci, dispositivi medici e attrezzature destinate al potenziamento della rete elettrica e delle infrastrutture energetiche, in un quadro che rafforza il ruolo degli Stati Uniti come partner commerciale principale di Caracas.