Manovra pensioni: stop a Quota 103, requisiti più alti dal 2027 e svolta sulla previdenza

La nuova manovra previdenziale modifica le modalità di accesso alla pensione, con l’eliminazione di Quota 103 e un aumento graduale dell’età pensionabile dal 2027, in risposta all’incremento della speranza di vita.

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La nuova manovra interviene in modo deciso sull’assetto previdenziale, ridisegnando l’accesso alla pensione anticipata e introducendo correttivi legati all’aumento della speranza di vita. Tra le misure più rilevanti spiccano la cancellazione di alcuni strumenti storici, l’estensione selettiva di altri e l’adeguamento graduale dell’età pensionabile a partire dal 2027.

Esce di scena Quota 103, il meccanismo che consentiva il pensionamento con 62 anni di età e 41 di contributi. La manovra non conferma nemmeno Opzione Donna, che permetteva l’uscita anticipata a 61 anni con almeno 41 anni di versamenti. Due strumenti che negli ultimi anni avevano rappresentato un punto di riferimento per l’anticipo pensionistico non trovano spazio nel nuovo impianto normativo.

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Viene invece confermata per il 2026 l’Ape sociale, riservata ai lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti, accessibile al compimento di 63 anni e 5 mesi. Il rinnovo arriva però insieme a una revisione delle risorse: i fondi destinati agli usuranti subiranno una riduzione progressiva a partire dal 2033, mentre per i lavoratori precoci sono previsti tagli già dal 2032, con un impatto crescente negli anni successivi.

Sul fronte dell’età pensionabile, la manovra introduce un adeguamento graduale all’allungamento della vita media. Non scatterà subito un aumento pieno dei requisiti: nel 2027 è previsto un solo mese aggiuntivo di lavoro, mentre dal 2028 l’incremento complessivo arriverà a tre mesi rispetto agli attuali parametri della pensione di vecchiaia.

Novità anche per i nuovi assunti del settore privato. Dal 1° luglio, in mancanza di una scelta esplicita entro 60 giorni dall’assunzione, il Tfr maturando verrà automaticamente destinato alla previdenza complementare, applicando il principio del silenzio-assenso per favorire l’adesione ai fondi pensione.

Viene infine eliminata la possibilità, prevista in precedenza, di cumulare i contributi versati all’Inps con quelli confluiti nella previdenza integrativa per i lavoratori interamente nel sistema contributivo. La norma, introdotta di recente, viene accantonata dopo una valutazione negativa sull’effettivo utilizzo da parte dei potenziali beneficiari.