Beatrice Arnera vittima di minacce social dopo la relazione con Raoul Bova
#BeatriceArnera ha condiviso di ricevere minacce e insulti sui social dopo aver rivelato la sua relazione con #RaoulBova, innescata da voci e notizie non verificate diffuse online.
Beatrice Arnera ha reso pubblici gli attacchi e le minacce che sta ricevendo online da quando ha reso nota la sua storia d’amore con Raoul Bova, nata dopo la fine del rapporto con Andrea Pisani, padre della sua bambina. La situazione è degenerata in una pioggia di insulti e messaggi offensivi, secondo l’attrice, alimentati da informazioni imprecise circolate sui social e in alcuni podcast.
Con una serie di post su Instagram, Arnera ha raccontato come il clima digitale nei suoi confronti sia diventato pesante e ostile da mesi. Il nodo della questione è la nuova relazione con Bova, collega conosciuto sul set della fiction televisiva Buongiorno mamma, che ha scatenato reazioni aggressive da parte di una parte dell’audience dopo il suo annuncio pubblico.
La rottura con Pisani, comico e membro del duo PanPers, e l’inizio del legame con Bova sono stati seguiti da un’intervista in cui l’ex partner avrebbe ricostruito l’accaduto in modo parziale, dando avvio a una “caccia alle streghe” sul web. Arnera ha controbattuto mostrando screenshot di messaggi carichi di odio, inclusi auguri di morte e pressioni psicologiche rivolte alla sua persona.
Nello sfogo, l’attrice ha sottolineato l’assurdità di trovarsi nel 2026 a temere per la propria incolumità online solo per aver deciso di chiudere una relazione e aprirne una nuova. Ha puntato il dito contro le inesattezze diffuse nel podcast che, a suo avviso, hanno fornito il pretesto per attacchi sessisti e persecuzioni personali troppo a lungo protratte.
Arnera ha ribadito il valore della libertà individuale, affermando che nessuna donna dovrebbe subire ritorsioni di ordine fisico o verbale per aver scelto di voltare pagina. Il suo messaggio si è esteso anche al ruolo educativo verso sua figlia: vuole insegnarle che il benessere personale non deve essere sacrificato per paura del giudizio pubblico o della pressione sociale.