Influenza, 820mila nuovi casi in una settimana: incidenza in calo ma rischio risalita a gennaio
Nell'ultima settimana di dicembre, l’incidenza dell’#influenza è diminuita a 14,5 casi ogni 1.000 assistiti, rispetto ai 17,1 della settimana precedente. La situazione resta sotto controllo, ma si segnala un possibile aumento a gennaio.
Nell’ultima settimana di dicembre la diffusione dell’influenza ha mostrato un rallentamento, complice il periodo natalizio e la sospensione delle lezioni. Tra il 22 e il 28 dicembre l’incidenza delle infezioni respiratorie acute nella popolazione è scesa a 14,5 casi ogni 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto ai 17,1 registrati nei sette giorni precedenti.
Nello stesso intervallo temporale sono stati stimati circa 820mila nuovi contagi, portando il totale stagionale a circa 6,7 milioni di casi. Come avviene ogni anno, la fascia più colpita resta quella dei bambini tra 0 e 4 anni, con un’incidenza che sfiora i 39 casi per 1.000 assistiti.
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La flessione osservata potrebbe non riflettere un reale indebolimento della circolazione virale. La riduzione delle visite mediche durante le festività e la chiusura delle scuole incidono sul numero di segnalazioni, soprattutto nell’assistenza territoriale, mentre il flusso dei dati ospedalieri mostra un calo meno marcato.
Secondo le valutazioni degli esperti, l’interruzione delle attività scolastiche determina ogni anno una temporanea diminuzione della trasmissione dei virus respiratori, in particolare nelle fasce d’età più giovani. Con la ripresa della routine quotidiana, l’incidenza potrebbe tornare a crescere o mantenersi su livelli elevati nelle prossime settimane.
La distribuzione territoriale evidenzia una intensità molto alta in Sicilia, alta in Campania e media in diverse regioni del Centro-Nord e del Centro-Sud, tra cui Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Umbria e Puglia. In tutte le altre aree l’attività influenzale risulta invece contenuta.
Nel periodo considerato si osserva un’elevata percentuale di test positivi per influenza tra le persone con sintomi respiratori, sia nella comunità sia negli ospedali, con valori particolarmente alti in ambito ospedaliero. Il monitoraggio delle forme gravi segnala inoltre un aumento dei casi rispetto alla stessa fase della stagione precedente.
Tra i quadri clinici più severi prevale il sottotipo A(H3N2). La maggior parte dei pazienti con complicanze risulta non vaccinata, elemento che continua a caratterizzare l’andamento delle forme più impegnative dell’infezione.
Le analisi virologiche indicano una netta predominanza dei virus A(H3N2) rispetto agli A(H1N1)pdm09, sia nella popolazione generale sia nei ricoveri. Non sono emersi campioni riconducibili a ceppi A non sottotipizzabili di origine aviaria.
Il sequenziamento genetico mostra che, tra i ceppi A(H3N2) attualmente in circolazione, il subclade K risulta largamente dominante. Per quanto riguarda i virus A(H1N1)pdm09, tutti i ceppi analizzati rientrano nel subclade D.3.1, appartenente allo stesso gruppo genetico dei ceppi inclusi nei vaccini stagionali.