Donald Trump annuncia dazi del 100% sui film stranieri: Hollywood teme un boomerang economico

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Donald Trump annuncia dazi del 100% sui film stranieri: Hollywood teme un boomerang economico
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Donald Trump lancia una nuova offensiva commerciale puntando sull’industria audiovisiva internazionale. Il presidente americano ha autorizzato il Dipartimento del Commercio e il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ad avviare l’iter per imporre una tariffa del 100% su tutti i film stranieri in arrivo negli Stati Uniti. Secondo Trump, l’industria cinematografica americana “sta morendo molto velocemente”, mentre altri Paesi offrono “ogni sorta di incentivi per attirare i nostri registi e studi”. Ha definito la situazione una “minaccia per la sicurezza nazionale”, annunciando l’intenzione di riportare la produzione “a casa”.

Il segretario al Commercio Howard Lutnick ha confermato l’operazione con un post su X: “Ci stiamo lavorando”. Ma l’iniziativa non trova il favore di Hollywood, che da anni sposta molte produzioni all’estero per beneficiare di incentivi fiscali e costi del lavoro inferiori. Paesi come Canada, Gran Bretagna, Ungheria, Australia e Nuova Zelanda attraggono le grandi major – tra cui Disney, Warner Bros., Universal Pictures, Netflix e Amazon – grazie a politiche vantaggiose. Molte scene “americane” sono girate in Canada.

I dati mostrano un declino della produzione domestica: secondo FilmLA, a Los Angeles le riprese cinematografiche e televisive sono diminuite del 40% in dieci anni. La IATSE segnala la perdita di circa 18.000 posti di lavoro a tempo pieno in California dal 2021. Trump ha dichiarato di aver condotto “ricerche molto approfondite” e insiste: “Se i produttori non vogliono girare negli Stati Uniti, allora dobbiamo tassare i film stranieri”.

Ma i film non sono merci fisiche: rientrano nella proprietà intellettuale e nel commercio globale di servizi, settore in cui gli Stati Uniti restano esportatori netti. Il rischio è quello di ritorsioni: la Cina, ad esempio, ha già reagito ai recenti Dazi annunciando un taglio alla quota di film statunitensi ammessi nel proprio mercato, già limitato da censure e quote statali.

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