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di Francesco Oliva di sabato 26 marzo 2022

Quanto è esposta la nostra privacy online nell’era digitale?

Quanto

La crescente digitalizzazione dei dati personali ha fatto sì che la nostra privacy sia sempre più a rischio, accentuando un fenomeno che era iniziato con l’avvento del web e la diffusione sempre più massiccia dei social network. Risulta inevitabile, quindi, domandarsi che cosa si possa fare per proteggere la propria privacy digitale e tentare di limitare questa esposizione. I consumatori sembrano preoccuparsi della propria privacy solo a parole, ma poi nei comportamenti dimostrano di non badarci troppo, o semplicemente di non essere consapevoli delle potenziali conseguenze delle proprie azioni.

Privacy e social network

Basti pensare a come vengono utilizzati i social network: tendiamo a pubblicare informazioni che ci riguardano senza che ce ne rendiamo conto. Postiamo su Instagram una foto in cui ci immortaliamo mentre siamo a cena in un ristorante con un gruppo di amici? Ebbene, da quella semplice immagine si possono ricavare numerose informazioni: dove ci troviamo (come ad esempio per quanto tempo saremo via da casa: un bel vantaggio per eventuali malintenzionati), chi sono i nostri amici o i nostri colleghi di lavoro, perfino che cosa stiamo o non stiamo mangiando. Ai social network non sfugge nulla, e la condivisione di notizie, foto e commenti espone chi si rende protagonista di queste azioni a rischi di cui neppure si è consapevoli. E non bisogna pensare che siano solo i più giovani a mostrare tutto sui social: spesso sono anche gli over a cadere in questo tranello, magari a causa di una scarsa dimestichezza con gli strumenti digitali. D’altro canto, ogni volta che un genitore pubblica la foto dei propri figli minorenni segue lo stesso tipo di comportamento, senza pensare alle conseguenze.

La sicurezza dei dati

Ma la tutela della privacy sui social network è solo uno dei tanti aspetti che compongono il panorama della sicurezza online e delle precauzioni che gli utenti dovrebbero adottare a questo scopo. Anche un gesto in apparenza molto banale, come l’apertura di un messaggio di posta elettronica proveniente da uno sconosciuto, può essere decisamente rischioso se dietro quella mail si nasconde un tentativo di phishing, e cioè di sottrazione di dati. È quello che avviene quando clicchiamo su un link fraudolento, magari dopo aver letto una mail in apparenza inviata dall’Agenzia delle Entrate o che sembra avere come mittente la propria banca. Così, la questione della privacy digitale si intreccia con quella della protezione dei dati a 360 gradi, con riferimento anche alle informazioni finanziarie.

Che cosa fare per proteggere la privacy online

Il primo modo per proteggere la propria privacy online è quello di prestare attenzione alla gestione dei dati personali; occorre, in particolare, essere consapevoli dei destinatari delle informazioni che si pubblicano. Ogni azione che compiamo in Rete si traduce nella diffusione di informazioni: quando prendiamo parte a un sondaggio online, quando creiamo un account su un sito, quando compriamo in un e-commerce, quando effettuiamo il download di un’app gratuita. E, ovviamente, quando navighiamo sul web: i famosi cookies entrano in azione e consentono ai gestori dei siti di conservare i dati di navigazione per un periodo di tempo variabile. Quindi vale sempre la pena di verificare la presenza di una informativa sulla privacy e, ovviamente, di leggerla con attenzione: questo può essere un primo approccio utile per verificare l’attendibilità di un soggetto online.

Password e non solo

Ci sono, poi, accorgimenti che in apparenza sembrano banali e che proprio per questo motivo in troppi casi vengono trascurati o sottovalutati: uno di questi ha a che fare con la scelta e la gestione delle password. Non bisogna utilizzare password che siano facili da ricordare: se sono facili da ricordare, sono anche facili da indovinare per gli eventuali malintenzionati. Occorre, invece, puntare su una password sicura e complessa, formata da lettere maiuscole e minuscole, numeri e caratteri speciali. Niente date di nascita, nomi di parenti o animali domestici o altre informazioni a cui si potrebbe risalire con facilità. E, in ogni caso, le password devono essere diverse per ogni account che si possiede: una per la casella di posta elettronica, una per l’home banking, una per Amazon, e così via.

Le impostazioni relative alla privacy

I servizi che si usano in Rete e i siti su cui si naviga permettono di gestire le impostazioni sulla privacy: vale per Google, per esempio, ma anche per Instagram, per Twitter e per Facebook. È vero che in alcuni casi le pagine che spiegano che cosa si può fare per gestire e proteggere la propria privacy sembrano messe appositamente in secondo piano, ma conviene sempre essere consapevoli di come un sito web o un’app intendono gestire i nostri dati personali, per poter fruire di un’esperienza ottimale senza mettere a repentaglio la propria sicurezza e la propria reputazione.

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