Rimpiangere un erbicida? Il riso ha bisogno di chi lo coltiva ma anche di chi lo mangia
Un erbicida respinto dall’Europa per la mancanza di dati sufficienti sui suoi effetti ormonali viene descritto come una perdita per la coltivazione del riso. A contestare questa lettura è Monia Caramma, che invita a guardare alla storia dei pesticidi considerati a lungo normali. Il testo mette al centro il rapporto tra chi coltiva il riso e chi lo consuma, senza presentare il mancato via libera come un danno inevitabile. La carenza di informazioni sugli effetti ormonali, sostiene l’autrice, è un motivo per non rimpiangere il prodotto.
di Monia Caramma* Un erbicida respinto dall’Europa perché i dati sugli ormoni non bastano viene raccontato come una perdita. La storia dei veleni “normali ” dovrebbe insegnarci a diffidare di questa parola. Ho letto l’articolo di Franco Sciorati su RisoItaliano con rispetto. Parla di agricoltori soli davanti a malerbe sempre più resistenti, e quella fatica è vera. Poi arriva il finale: l’autore ha l’“amaro in bocca” perché manca il propanile, erbicida “storico”, usato in quasi tutti i Paesi extra-europei produttori di riso. Lì mi sono fermata. In tutto il pezzo non c’è una riga sulla salute di chi quel riso lo mangia. Vengono utilizzati aggettivi specifici: “storico” e “diffuso” sembrano parole rassicuranti. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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