Ilva quelle duemila tonnellate di amianto e i 5 miliardi che non ci sono
Il 5 settembre 2018, nell’officina elettrica dell’Ilva di Taranto arrivano motori usati, molti costruiti prima del 1992 o senza targhetta identificativa. Il caso riguarda le circa duemila tonnellate di amianto citate nel titolo e i cinque miliardi di euro che, secondo il testo, non sono disponibili. La vicenda si colloca nello stabilimento siderurgico tarantino, ma il brano fornito non precisa a cosa si riferiscano le cifre né quali sviluppi siano seguiti all’arrivo dei motori.
TARANTO, 31 OTTOBRE 2026 – È il 5 settembre 2018 quando nell’officina elettrica dell’Ilva di Taranto arrivano motori vecchi, molti risalenti a prima del 1992 o privi delle targhette di identificazione. Vengono smontati e accantonati nel capannone. I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, gli Rls, temono la presenza di amianto e scrivono subito allo Spesal, il servizio Asl per la sicurezza, alla Procura e ai vertici dello stabilimento. Nel documento si parla di “presenza di materiale sospetto (amianto)" e di motori rimasti “a stretto contatto con gli operatori”. “Promessa del tutto disattesa”, scriveranno dopo. L’incubo dell’amianto . Otto anni dopo l’ amianto è uno dei punti decisivi nella vicenda dell’ex Ilva. 🔗 Leggi su Quotidiano.net

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