Livatino il perdono 36 anni dopo | L’odio è un carcere senza sbarre L’abbraccio tra il cugino del magistrato e due dei condannati per l’omicidio
A 36 anni dall’omicidio del magistrato, il cugino ha abbracciato due degli uomini condannati per il delitto. L’incontro si è svolto a Busto Arsizio, dove il parente ha parlato del perdono e dell’odio, definendolo «un carcere senza sbarre». L’abbraccio non può restituire chi è stato ucciso né cancellare il passato, ma ha riunito il familiare e due dei condannati.
Busto Arsizio (Varese), 30 ottobre 2026 – Ci sono abbracci che arrivano troppo tardi per restituire un figlio, un fratello, un parente, un amico. Troppo tardi per cancellare il sangue, per ricucire una ferita, per riportare indietro il tempo. Eppure arrivano. E quando lo fanno, qualche volta, hanno la forza di fare ciò che la giustizia da sola non può fare: liberare chi è rimasto prigioniero del dolore. Il perdono nell'aula Falcone-Borsellino. Nell’aula Falcone-Borsellino del Tribunale di Busto Arsizio è accaduto qualcosa che non assolve il passato, non lo addolcisce e non pretende di cancellarlo. Salvatore Insenga, cugino del beato Rosario Livatino, ha abbracciato Salvatore Calafato e Paolo Amico, due degli uomini condannati per l’omicidio del magistrato siciliano, assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990. 🔗 Leggi su Ilgiorno.it

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