Busto Arsizio il cugino del giudice Livatino incontra i due condannati per l’omicidio | Un colpo di pistola non può essere l’ultima parola
A 36 anni dall’omicidio del giudice, il cugino ha incontrato in carcere i due uomini condannati per il delitto. L’assassinio avvenne il 21 settembre 1990 tra Canicattì e Agrigento. «Un colpo di pistola non può essere l’ultima parola», ha detto il parente del magistrato.
Un abbraccio che ha la forza del perdono. Non importa se sono passati 36 anni da quell’omicidio avvenuto fra Canicattì e Agrigento e che ha tolto la vita il 21 settembre 1990 al giudice Rosario Livatino, assassinato dalla mafia. Perché nella mattinata di oggi, giovedì 29 ottobre, quell’abbraccio c’è stato fra Salvatore Calafato e Paolo Amico, condannati per quell’omicidio (che hanno intrapreso un percorso di giustizia riparativa) e Salvatore Insenga, cugino del giudice. L’evento si è tenuto giovedì mattina nell’aula «Falcone-Borsellino» al pianterreno del Tribunale di Busto Arsizio. All’incontro, moderato dal giornalista Gianni Borsa, presidente dell’Azione cattolica ambrosiana, ha partecipato anche l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. 🔗 Leggi su Milano.corriere.it

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