Mariam Saghatelyan e il rinascimento di nicchia del vino armeno come presidio del territorio
Mariam Saghatelyan racconta il vino armeno attraverso le bottiglie aperte e le persone che le bevono in un locale. Il testo accosta questa esperienza alla riflessione sul tempo della fisica quantistica, descritto come privo di una misura assoluta e quindi relativo. Il vino armeno viene presentato come un fenomeno di nicchia e come presidio del territorio, ma il brano non fornisce dettagli sulle bottiglie, sui produttori o sul locale.
Il tempo non esiste (almeno come misura assoluta), ci insegna la fisica quantistica, e proprio per questo la misurazione è relativa, può quindi essere funzione delle bottiglie aperte e delle persone che le bevono in un locale. Tra i tavoli affollati di InVino, il wine bar-enoteca che nel centro di Yerevan ha contribuito a plasmare l’esperienza enoica nella capitale armena, Mariam Saghatelyan lo fa partendo da uno stupore quasi incredulo. «Se quattordici anni fa qualcuno mi avesse detto che la scena del vino armeno sarebbe diventata quella di oggi, e che avremmo avuto a Yerevan l’evento clou annuale del Concours Mondial, sarei stata piuttosto scettica», ammette sorridendo. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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