Ci tocca pure il San Francesco-Casarini di Repubblica
Un commento pubblicato su un quotidiano rilegge l’episodio del lupo ammansito da San Francesco, raccontato nei Fioretti, rovesciando la tradizionale contrapposizione tra l’animale e gli abitanti della città. Secondo questa interpretazione, il lupo non era cattivo: a esserlo erano i cittadini, descritti come mossi da una «pulsione securitaria» ante litteram. La rilettura è firmata da Recalcati e viene presentata come una riscrittura dei Fioretti.
Recalcati riscrive i Fioretti: il lupo ammansito dal poverello in realtà era buono. Cattivi erano, piuttosto, i cittadini di Gubbio, mossi da una «pulsione securitaria» ante litteram. E così il lupo di Gubbio ammansì San Francesco. Il fioretto all’incontrario l’ha raccontato ieri su Repubblica Massimo Recalcati, psicanalista à la page, che piace alla gente che piace. Recalcati ha spiegato, o meglio piegato, la morale della storia: c’era una volta un lupo, ed era un lupo buono. Piuttosto erano gli abitanti di Gubbio a essere cattivi perché spinti dalla «pulsione securitaria». Giuro che ha scritto proprio così: pulsione securitaria. In poche parole a Gubbio, nel Medioevo, c’era già un covo di vannacciani, il famoso Futuro Medioevale, che chiedevano la remigrazione delle bestie feroci. 🔗 Leggi su Laverita.info

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