Rovelli ricorda la pace e dimentica gli ucraini
Nel giorno del compleanno di Vladimir Putin, Carlo Rovelli scrive sul Corriere della Sera della guerra in Ucraina senza distinguere tra chi ha invaso e chi resiste. L’articolo viene presentato come un richiamo alla pace, ma nel testo non compaiono gli ucraini. La critica rivolta al fisico è che, nel parlare del conflitto, la richiesta di pace finisca per mettere sullo stesso piano le due parti, cancellando la differenza tra l’aggressore e chi si difende.
Nel giorno del compleanno di Vladimir Putin, Carlo Rovelli gli consegna dalle colonne del Corriere della Sera un regalo prezioso: una guerra nella quale diventa superfluo distinguere chi invade da chi resiste. Il titolo è «Il rischio di dimenticare la pace». Il risultato è dimenticare gli ucraini. Rovelli concede all’inizio che l’attacco russo sia stato «sciagurato». Poi dedica il ragionamento a trasferire sull’Europa la responsabilitĂ del pericolo, fino alla spiegazione conclusiva: siamo come «bambini cretini che litigano nel cortile di una scuola elementare, ciascuno accusando l’altro di avere cominciato». Eppure sappiamo chi ha cominciato. Saperlo serve a distinguere una pace da una conquista, un negoziato da un ultimatum. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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