Dalle alghe alla retina umana | il Nobel 2026 premia una scoperta che potrebbe aprire nuove strade contro alcune gravi degenerazioni retiniche Il professor Luigi Marino spiega come funziona e quanto siamo vicini alle applicazioni cliniche
Il Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina 2026 è stato assegnato a Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel per le loro ricerche sui canali ionici controllati dalla luce e sull’optogenetica. Una delle scoperte riguarda l’uso di alghe per sviluppare tecniche che potrebbero portare a nuove terapie contro le degenerazioni retiniche. Il professore Luigi Marino ha spiegato come queste innovazioni potrebbero presto essere applicate in campo clinico, portando a trattamenti più efficaci.
I l Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina 2026 è stato assegnato congiuntamente a Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel «per le loro scoperte sui canali ionici controllati dalla luce e sull’optogenetica». Come spiega il comunicato ufficiale del Premio Nobel, l’annuncio del 5 ottobre riconosce una serie di scoperte che ha modificato profondamente il modo in cui è possibile studiare il sistema nervoso, consentendo di attivare o inibire popolazioni cellulari definite mediante impulsi luminosi con elevata precisione spaziale e temporale. Ma che cosa c’entra tutto questo con la vista? Molto più di quanto possa sembrare. La retina è infatti tessuto nervoso e rappresenta oggi uno dei territori più promettenti per la possibile applicazione clinica dell’optogenetica. 🔗 Leggi su Iodonna.it
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