D’Alema | Presi botte dai poliziotti e una coltellata da un fascista Gioia? Continuammo a vederci anche dopo la separazione Presi dalla passione

Notizia in breve

Un episodio raccontato da D’Alema riguarda un’aggressione avvenuta durante una manifestazione: fu colpito dai poliziotti e ferito con una coltellata da un uomo di estrema destra. Nonostante le ferite, proseguì a partecipare agli incontri con alcuni ex compagni, anche dopo aver preso le distanze. Nel suo libro “Eravamo comunisti”, D’Alema ricorda anche la morte dello zio Antonio, medaglia d’argento al valor militare, avvenuta sul Piave il 2 novembre 1918.

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Massimo D’Alema, lei apre il suo racconto autobiografico, “Eravamo comunisti”, pubblicato da Feltrinelli, con la morte sul Piave di suo zio Antonio, medaglia d’argento al valor militare, il 2 novembre 1918. «Fu una sliding door. Mio padre Giuseppe mi disse che suo fratello era un ardente nazionalista, forse sarebbe stato fascista. Se non fosse morto, forse la vita di papà sarebbe stata diversa, e anche la mia». Suo padre divenne comunista e capo partigiano. «Sfuggì alla morte più di una volta. A Ferrara i fascisti lo sorpresero all’uscita da una riunione clandestina, gli spararono, ebbe il soprabito bucherellato dai proiettili, si salvò fuggendo sulla bicicletta che gli porse un compagno, che fu preso, torturato e fucilato». 🔗 Leggi su Corriere.it

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© Corriere.it - D’Alema: «Presi botte dai poliziotti e una coltellata da un fascista. Gioia? Continuammo a vederci anche dopo la separazione. Presi dalla passione... »
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