Polveri fini dimezzate ma non basta restano concausa di infarti e ictus Dubbi sulla deroga ai diesel Euro 5
Nel 2025, l’aria di Brescia ha rispettato per la prima volta il limite europeo di 35 giorni oltre i 50 microgrammi di PM10, con 24 superamenti. In vent’anni, la concentrazione di polveri fini è scesa da 59 a 26 microgrammi. Tuttavia, gli studi collegano ancora le polveri fini a rischi di infarto e ictus, anche se le concentrazioni sono diminuite. Restano dubbi sulla possibilità di derogare alle normative sui diesel Euro 5.
L’aria di Brescia è migliorata: nel 2025 per la prima volta non si è sforato il bonus europeo di 35 giorni oltre i 50 microgrammi (quest’anno siamo a 24) e in 20 anni la concentrazione di PM10 si è dimezzata (da 59 a 26 microgrammi). Ma serve fare di più per tutelare la salute agendo su più fronti: traffico, riscaldamento, industria, agricoltura. Lo ripete la cardiologa Savina Nodari, docente ad UniBs famosa per i suoi studi che hanno correlato l’aumento di polveri fini a quello di infarti, ictus. Lo ha ripetuto anche al 4° congresso CardioBrixia, organizzato sabato all’aula magna di Economia. Buongiorno professoressa lei è nota per i suoi studi che mettono in relazione inquinamento atmosferico e patologie cardiache. 🔗 Leggi su Brescia.corriere.it
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