L’arte di correre poco e pensare troppo | il caso Lorenzo Lucca tra tattica e psicologia
Un attaccante noto per la capacità di influenzare le partite senza correre molto, grazie a un gioco di posizione e pensiero rapido, è stato descritto come appartenente a una categoria ormai rara. La sua abilità consisteva nel fare la differenza senza dover coprire grandi distanze sul campo. Questa caratteristica lo distingueva per un approccio più tattico e meno fisico rispetto ad altri giocatori.
Goran Pandev apparteneva a una razza di calciatori in via d’estinzione. Il macedone era un attaccante capace di accarezzare il pallone e di fare la differenza senza dover percorrere tredici chilometri a partita. Nelle memorabili semifinali di Champions League contro il Barcellona nel 2010, Pandev non correva: fluttuava. Sapeva dove sarebbe caduta la palla tre secondi prima degli altri, copriva lo spazio con il corpo, sterzava su un fazzoletto e nascondeva la sfera ai difensori catalani. Il tutto era condito da un repertorio di epiteti nella sua lingua madre, ben noti agli arbitri dell’epoca. Pandev non correva perché pensava a una velocità superiore. 🔗 Leggi su Gbt-magazine.com
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