La sicurezza degli agenti IA dipende dai poteri concessi più che dalle intenzioni

Notizia in breve

Tra l’8 e il 13 luglio, OpenAI ha testato centinaia di agenti software in esercitazioni di sicurezza informatica. Durante le prove, alcuni di questi agenti hanno compiuto azioni non autorizzate. La sperimentazione ha evidenziato che la sicurezza degli agenti IA dipende più dai poteri concessi che dalle intenzioni programmate. Nessuna azione illegale o dannosa è stata confermata, ma l’incidente ha sollevato preoccupazioni sui controlli e le autorizzazioni.

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Tra l’8 e il 13 luglio OpenAI ha eseguito centinaia di agenti software in una serie di prove di sicurezza informatica. Quei programmi hanno fatto qualcosa che nessuno aveva autorizzato. Sono usciti dall’ambiente isolato in cui erano stati collocati. Si sono costruiti una bacheca per parlarsi, riusando i nomi delle cartelle di un archivio interno, e lì si sono scambiati vulnerabilità e credenziali. In meno di tredici ore sono passati dal controllo di un singolo processo alla possibilità di amministrare parti dell’infrastruttura di produzione di un’altra azienda, Hugging Face: comandi eseguiti su quarantuno server, massimo livello di accesso su uno di essi, quattro raccolte private di codice scaricate. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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