Famiglia nel bosco | Così l’operatrice ha infangato i Trevallion
Una famiglia ha accusato un’operatrice dei servizi sociali di aver infangato il nome della propria famiglia, i Trevallion. La vicenda riguarda presunte azioni che avrebbero danneggiato la reputazione della famiglia, coinvolta in un contesto che si svolge in un’area boschiva. La denuncia si concentra su comportamenti attribuiti all’operatrice, senza ulteriori dettagli sui fatti o sui procedimenti legali in corso. La situazione mette in luce le tensioni tra cittadini e servizi sociali, spesso percepiti come portatori di un’immagine negativa.
C’è un’idea drammaticamente ingenua che i cittadini conservano nei confronti dello Stato: quella che dietro un’istituzione o una scrivania dei servizi sociali, alberghi sempre e comunque il Bene. Poi, però, la realtà squarcia il velo della retorica e sbatte in faccia storie in cui il presunto aiuto si trasforma in un incubo burocratico e repressivo. La vicenda dei coniugi Trevallion-Birmingham, genitori dei bambini della «casa nel bosco», ne è l’emblema perfetto. Una storia che si è arricchita di un capitolo che molti ritenevano inevitabile: l’apertura di un formale procedimento disciplinare a carico dell’assistente sociale referente del caso, tale Veruska D’Angelo, finita sul banco degli imputati davanti al Consiglio di disciplina dell’Ordine degli assistenti sociali dell’Abruzzo. 🔗 Leggi su Laverita.info

Famiglia nel bosco - Depositata la perizia finale
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