Sopravvivere alle ferite della Storia | L’Argentina ieri l’Europa oggi
Un artista ha dichiarato di lavorare sulle proprie ferite, rielaborandole come parte del suo processo creativo. Ha affermato di non temere di affrontare le proprie ferite e di consegnarle agli attori, sperando che possano trasformarle in qualcosa di nuovo. La riflessione evidenzia il ruolo dell’arte nel processo di elaborazione personale e nel dare nuova forma alle esperienze dolorose.
"Ogni artista lavora sulle proprie ferite. Rielaborare le proprie ferite, questo fa l’artista. E io non ho paura di entrarci dentro. Le consegno agli attori: almeno loro ne faranno qualcosa". Il passato è una ferita aperta. E continua a lacerare il presente. In Ritorno a Buenos Aires – quinto e ultimo film italiano ieri in concorso a Venezia, in uscita nelle nostre sale il 17 settembre – Marco Bechis torna su quella ferita. Quella dei desaparecidos, delle migliaia di ragazze e ragazzi arrestati e torturati negli anni della dittatura militare di Jorge Rafael Videla in Argentina. Detenzioni spesso finite con i cosiddetti "voli della morte", quando i prigionieri venivano caricati su aerei militari e gettati vivi nell’oceano, a disintegrarsi, corpi schiantati, impossibili da ritrovare, per i familiari che hanno continuato per anni a cercarli. 🔗 Leggi su Quotidiano.net

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Nel 2001, nelle acque di Sydney, l’elica di una nave attraversò il fianco di una megattera lasciandole una serie di ferite profonde e parallele. Guardando quelle immagini, sembrava impossibile che potesse sopravvivere. Invece sopravvisse. La riconobbero ne facebook
Sopravvivere senza dimenticare #seTuttoQuesto è compatibile con le proprie ferite, può diventare funzionale a una versione migliore di noi. @UnTemaAlGiorno Donatella Violi #painter x.com
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