La gogna contro la giudice di Torino indebolisce le garanzie dello Stato di diritto
In pochi giorni, un tribunale popolare online ha condannato una giudice di Torino, alimentando polemiche sulla legittimità di processi giudiziari svolti sui social media. La decisione, pubblicata su una piattaforma di discussione pubblica, ha suscitato dibattiti sulla tutela delle garanzie costituzionali e sull’impatto di giudizi popolari sulla reputazione dell’autorità giudiziaria. La condanna, che non ha coinvolto un procedimento ufficiale, si è diffusa rapidamente, evidenziando come le opinioni di utenti possano influenzare il giudizio pubblico senza un iter legale formalizzato.
Nel giro di un paio di giorni il Tribunale del Popolo, che ha sede nei social, ha emesso il suo ultimo (forse) verdetto. Prima di tutto ha condannato alla galera immediata e possibilmente perpetua il violentatore-palpeggiatore di Torino, giusto come alternativa a lasciarselo consegnare nelle proprie mani, come è stato scritto sulla saracinesca del negozio in cui lavorava, abbassata per sempre. Con buona pace di quelli che in quel negozio ci lavoravano secondo le modalità in bianco e nero dei minimarket bangla, note a tutti e improvvisamente scoperte con la tradizionale ipocrisia italica non appena serve un capro espiatorio in più. Il Tribunale del Popolo si pronuncia con decreti inoppugnabili, senza tanti fronzoli di garanzie. 🔗 Leggi su Linkiesta.it
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