Giocatrici iraniane | Il rifiuto a cantare l' inno un gesto per il nostro popolo
Due calciatrici iraniane, ora in Australia dopo aver chiesto asilo, hanno confermato che il loro rifiuto di cantare l'inno nazionale durante la Coppa d'Asia femminile di marzo è stato un atto di protesta contro il governo iraniano. La decisione è stata interpretata come un gesto di sostegno al loro popolo e alle proteste interne. Non sono state riferite altre dichiarazioni ufficiali o dettagli sulla reazione delle autorità sportive.
Due giocatrici della nazionale di calcio femminile iraniana, che hanno chiesto asilo in Australia, hanno confermato che il loro rifiuto, un gesto cruciale, di cantare l'inno nazionale durante la Coppa d'Asia femminile a marzo, è stato una protesta contro Teheran. La prima intervista rilasciata da Atefeh Ramezanisadeh e Fatemeh Pasandideh ai media da quando hanno abbandonato la squadra per diventare rifugiate è stata trasmessa domenica scorsa dal programma '60 Minutes' della rete televisiva australiana Nine Network. "Volevamo solo essere solidali con il nostro popolo. A volte avevo paura, ma ho cercato di fare ciò che era giusto e dire che nessuno dovrebbe essere ucciso solo per aver protestato", ha dichiarato Atefeh Ramezanisadeh a Nine Network tramite un interprete. 🔗 Leggi su Sportmediaset.mediaset.it
Australia Grants Asylum To Irans Womens Football Team After They Refused To Sing Iran's Anthem
Notizie e thread social correlati
Sfidarono il regime e scapparono dagli agenti di Teheran, due giocatrici iraniane ora sono australiane: “Giornata speciale”Due ex giocatrici della nazionale iraniana hanno ottenuto la cittadinanza australiana mercoledì.
Marola, il popolo in rivolta. Le fasce orarie nel mirino: "Il nostro mare non si tocca"A Marola, i residenti stanno protestando contro le restrizioni sulle fasce orarie di accesso al mare.