La sofferenza mentale oltre lo stigma | perché chiedere aiuto è un atto di coraggio non una vergogna
Un individuo ha deciso di chiedere aiuto per problemi di salute mentale, affrontando il timore dello stigma. La persona si è rivolta a un professionista, riconoscendo la propria sofferenza senza vergogna. La richiesta di supporto si è concretizzata con un colloquio e l’inizio di un percorso terapeutico. La decisione è stata presa nonostante i pregiudizi ancora diffusi nella società, che spesso associano la malattia mentale a termini negativi e svalutanti.
La sofferenza psichica rimane ancora oggi un terreno fertile per pregiudizi, incomprensione e stigma. Un nido buio dove si annidano parole che spesso non vengono pronunciate, ma che pesano come macigni: pazzo, debole, fragile, instabile, rotto. La sofferenza psichiatrica come stigma. Se hai un attacco di panico sul treno, se hai paura di perdere il controllo, se temi di essere escluso, giudicato o abbandonato, difficilmente vieni percepito nella tua interezza. Troppo spesso vieni identificato con il tuo disagio: non sei più una persona che sta soffrendo, ma diventi “quello che ha problemi”, “quello fragile”, “quello che non ce la fa”. E così impariamo presto una regola terribile: la sofferenza va nascosta. 🔗 Leggi su Secoloditalia.it

The Hidden Struggle: Mental Health, Isolation, and the Lifesaving Power of Connection
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