L’omicidio Ravasio visto dai giudici | Un piano ordito in ogni dettaglio Ecco le motivazioni delle sentenze
Il 1 settembre 2026, i giudici hanno confermato che l’omicidio di Ravasio non fu un incidente, ma un atto pianificato con cura. Le motivazioni delle sentenze descrivono un’operazione articolata, con dettagli e ruoli assegnati a ciascun partecipante. La decisione si basa su elementi che dimostrano come l’evento sia stato studiato e orchestrato in ogni minimo particolare.
Parabiago (Legnano), 1 settembre 2026 – Non fu un incidente, bensì un omicidio studiato, organizzato e preparato nel tempo, con compiti e ruoli precisi. Anche questo emerge dalle motivazioni delle sentenze della Corte d’Assise di Busto Arsizio per l’omicidio di Fabio Ravasio: tre ergastoli decisi a giugno e anni di carcere per Adima Pereira e gli altri sette imputati. Dietro quello che sembrava un tragico investimento – nell’agosto 2024 mentre il cinquantaduenne tornava a casa in bicicletta – un piano criminale con l’obiettivo di uccidere. Al centro della ricostruzione la Mantide, l’ideatrice e organizzatrice. Il movente e i ruoli. Il movente, soprattutto economico: la morte di Ravasio le avrebbe consentito di entrare in possesso del tesoro della famiglia e di beneficiare delle polizze assicurative intestate alla vittima. 🔗 Leggi su Ilgiorno.it

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