Parola e fotografia | il linguaggio della memoria
Un'esposizione si concentra sul rapporto tra immagine e memoria, evidenziando che inizialmente le persone percepivano e riconoscevano le cose attraverso la vista, prima di poterle nominare o descrivere con le parole. La sequenza mostrata è quella di una percezione visiva seguita dalla conservazione di questa impressione nella memoria. La mostra mette in luce come, in passato, la comprensione del mondo si basasse principalmente sull’osservazione visiva, prima ancora di poterla verbalizzare.
Prima delle parole, la visione. Dopo la visione, la memoria. Prima della parola c’era la visione. L’uomo, ancor prima di nominare le cose, le vedeva, le riconosceva, le distingueva. La parola è forse nata proprio da questa necessità: dare un nome a ciò che gli occhi incontravano, trasformare la visione in conoscenza e la conoscenza in linguaggio. In questo senso, la fotografia sembra compiere un percorso inverso e complementare. Se la parola nomina l’oggetto, la fotografia ne restituisce l’immagine; se la parola evoca, la fotografia mostra. La parola suggerisce una persona, un luogo, un oggetto; la fotografia li rende nuovamente presenti davanti ai nostri occhi. 🔗 Leggi su Newsagent.it

Fotografia come Linguaggio Interiore con Giulia De Rubeis
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