Immaginare lo Stretto per continuare a viverlo
Un luogo perde vitalità quando smette di stimolare l’immaginazione. La memoria da sola non basta per mantenere vivo il suo senso: cristallizzare un volto, un’immagine o un sentimento può trasformarli in ricordi troppo distanti, portando alla nostalgia. Questa condizione può trasformarsi in una forma di lutto, impedendo al luogo di continuare a essere un luogo di vita e di emozioni. La perdita di immaginazione equivale alla fine di un’esperienza vivente.
Un luogo è morto quando non genera più immaginazione. La memoria non basta alla vita: se cristallizza un volto, un’immagine, un sentimento, può chiuderli nella gabbia d’un passato troppo distante, e allora scatta la nostalgia, e quella vita diventa una forma di lutto. Nessun luogo, per quanto terremotato, bombardato, distrutto, può dichiararsi morto finché sprigiona immaginazione, e dunque desiderio (o paura). Scrivendo il mio libro «La Sicilia è un sentimento. Viaggio al limite dello Stretto» (Touring Club), ad ogni pagina capivo che la tentazione era di fare un libro di memorie nostalgiche dei luoghi come li ho visti e vissuti nel passato. Così però avrei fatto un libro di cimeli, di cose già viste, di memorie impagliate. 🔗 Leggi su Gazzettadelsud.it

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Ho per complice lo stretto di Messina che sonnecchia all’alba, allungato bianco e liscio come un gatto d’Angora... Ho per complice lo stretto di Messina, col suo aspetto stanco di materasso di seta color turchese, e con le dolci parole arabe ricamate dalle scie d facebook
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