Il primo woke è morto ma la fabbrica della suscettibilità lavora ancora
Un personaggio di una serie televisiva di vent’anni fa ha affermato che la mafia sarebbe un’invenzione della stampa del Nord per vendere più giornali. Questa battuta ha richiamato l’attenzione su come le narrazioni sulla criminalità organizzata siano state spesso soggette a semplificazioni o a interpretazioni distorte. Nonostante il passare del tempo, si continua a discutere di come si costruiscono certi stereotipi e di come la sensibilità collettiva si sia evoluta, mantenendo in piedi un discorso che si ricollega anche alle attuali discussioni sul cosiddetto “woke”.
«La mafia non esiste: è un’invenzione della stampa del nord per vendere più giornali». Non è che la battuta sia particolarmente originale, ma quando la dice un personaggio di “L’onore e il rispetto”, sceneggiato di vent’anni fa che sto riguardando per diletto, mi viene in mente il woke, la mafia di questo decennio. La puntata in cui viene detta è in media con roba che vent’anni fa poteva serenamente andare in onda su Canale 5 nonostante la totale assenza di redenzione e di trionfo delle forze del bene: incesti, ammazzamenti, stupri e chi più ne ha. Tuttavia, adesso che è su Prime reca uno dei molti segni del nuovo mondo che sciattamente chiamiamo “woke”. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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