Nel tribunale dei social una bugia ripetuta diventa normalità | fermarsi e riflettere è già ribellarsi
Su social e tribunali, una bugia ripetuta diventa normalità. Chi diffonde false informazioni spesso si ferma poco, preferendo subito raccontare la propria versione. La rapidità nel condividere prevale sulla verifica dei fatti, trasformando la disinformazione in una prassi comune. La velocità con cui si diffondono le notizie false rende difficile distinguere tra realtà e invenzione, creando un clima in cui la verità perde terreno.
C’è una cosa che sui social abbiamo imparato molto bene: a raccontarla per primi, una storia, spesso si vince. Non importa nemmeno che sia vera. Importa che funzioni. Bastano una vittima, un cattivo, un po’ di indignazione e qualcuno disposto a battere il primo colpo. Il resto viene da sé. La gente legge, si schiera, commenta. Qualcuno mette un cuore, qualcuno aggiunge un insulto, qualcun altro tira fuori una vecchia storia che non c’entra niente, ma che serve a sporcare ancora un po’ la faccia di quello che è stato indicato come il nemico. In pochi minuti una persona può diventare un mostro. Senza processo, senza prove e senza che nessuno si sia preso la briga di chiedere: “Ma esattamente, che è successo?”. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

Expulsa sem nada, passou a noite salvando o homem que temia
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