Un altro uomo si uccide nel Cpr mentre la legge si preoccupa di tenere fuori dai Centro rimpatri i telefoni con fotocamera

Notizia in breve

Un uomo di 32 anni si è tolto la vita nel Centro di permanenza per i rimpatri di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza. La notizia ha scatenato una protesta all’interno della struttura. Nel frattempo, la legge si concentra sulla limitazione dell’uso dei telefoni con fotocamera nei centri di rimpatrio. La morte si è verificata in un luogo poco accessibile, dove spesso non arrivano occhi esterni.

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Si muore in luoghi che quasi nessuno può guardare. Ieri sera, nel Centro di permanenza per i rimpatri di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, un cittadino tunisino di 32 anni si è tolto la vita, e nella struttura è esplosa la protesta. Sono arrivati il 118, i vigili del fuoco, le forze dell’ordine e Carmen D’Anzi, garante provinciale delle persone private della libertà personale. Secondo i primi accertamenti l’uomo aveva avuto problemi psichiatrici nelle ultime settimane. Era trattenuto, cioè privato della libertà, senza aver commesso reati: l’irregolarità amministrativa basta e avanza, e dal 2023 può costare 18 mesi di reclusione. Della vicenda si leggerà pochissimo, e la ragione sta nell’architettura del sistema. 🔗 Leggi su Lanotiziagiornale.it

un altro uomo si uccide nel cpr mentre la legge si preoccupa di tenere fuori dai centro rimpatri i telefoni con fotocamera
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