Dare un nome ai poveri nella città il vescovo Gambelli e la festa di San Lorenzo
Durante la festa di San Lorenzo, si ricorda la figura di un martire ucciso per aver gestito attività di carità, in base a un decreto dell’imperatore Valeriano. Il vescovo Gambelli ha sottolineato il tema di “dare un nome ai poveri nella città”, evidenziando l’importanza di riconoscere e nominare le persone in difficoltà. La celebrazione si è svolta in un clima di riflessione sulla testimonianza cristiana e sulla responsabilità di aiutare i più deboli.
Firenze, 10 agosto 2026 – San Lorenzo è una bella festa, ma è soprattutto una domanda di fronte alla testimonianza di un cristiano che venne ucciso per effetto di un decreto dell'imperatore Valeriano, per cui i diaconi, cioè quelli che erano responsabili delle attività caritatevole, dovevano essere messi a morte. Danno fastidio i poveri - lo si vede anche di fronte ai distinguo imbarazzanti del nostro tempo, e danno fastidio quelli che si prendono cura di loro. È una domanda che, presa sul serio, punge. Nella sua prima assemblea diocesana, l'arcivescovo Gherardo Gambelli aveva invitato la Chiesa di Firenze a fare la comunità con i poveri. È una domanda aperta che non riguarda solo la Chiesa, perché è espressione di quel "bene superiore" che Gambelli ha indicato nella liturgia di questa festa amata da Firenze. 🔗 Leggi su Lanazione.it

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