Siamo semianalfabeti come volete che sia l’antiligua dell’intelligenza artificiale?
Nel 2026, quasi tutti i giornali pubblicano quotidianamente articoli su come riconoscere i testi generati dall’intelligenza artificiale. Si tratta di una tematica che viene trattata quasi ogni giorno, spesso considerata poco interessante. L’attenzione su questo argomento sembra costante, con molte pubblicazioni dedicate alla questione, anche se il contenuto di questi articoli si concentra principalmente su metodi e strumenti per distinguere i testi prodotti dall’IA.
Non credo ci sia stato, nel 2026, un giorno in cui su almeno uno dei giornali che sfoglio, a volte su più di uno, non ci fosse un articolo che ci spiegava la cosa meno interessante del mondo, cioè come riconoscere i testi scritti con l’intelligenza artificiale. L’ultimo che ho salvato è dell’Economist, dice che se vogliamo fare tana a quelli che si fanno scrivere i pezzi da ChatGPT dobbiamo cercare prosa pretenziosa con latinismi. Quindi gli editorialisti italiani si facevano scrivere gli articoli da ChatGPT decenni prima che ChatGPT esistesse. Dicono anche che bisogna far caso alla «dizione pretenziosa», che è il modo in cui gli anglofoni, che hanno avuto George Orwell e non Italo Calvino, chiamano l’antilingua. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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