RADIO SARAJEVO di Tijan Sila | recensione
Un bambino di undici anni ricorda l’assedio di Sarajevo in un’autobiografia di Tijan Sila, pubblicata in Italia da Voland e tradotta da Cristina Vezzaro. Il libro ripercorre i momenti più difficili del conflitto attraverso la prospettiva di un giovane testimone. La narrazione si concentra sugli eventi vissuti durante il blocco, senza commenti o analisi, offrendo una testimonianza diretta e senza filtri.
Radio Sarajevo di Tijan Sila, edito in Italia da Voland con la traduzione curata da Cristina Vezzaro, è una cruda testimonianza autobiografica che rievoca l’assedio di Sarajevo attraverso gli occhi di un bambino di undici anni. Il romanzo si inserisce a pieno diritto nel panorama della letteratura di guerra, offrendo una narrazione che unisce la durezza della sopravvivenza a episodi profondamente umani. Trama. Sarajevo, 1992. Tijan ha undici anni, ama la musica rock e vive una normale infanzia borghese con i genitori, entrambi professori universitari. Questa quotidianità viene spazzata via all’improvviso quando le prime bombe serbe iniziano a cadere senza tregua sulla città. 🔗 Leggi su Nerdpool.it
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