Cosa può insegnarci Marx sull’intelligenza artificiale
Una diffusione massiccia dell’intelligenza artificiale potrebbe ridurre drasticamente la domanda di lavoro umano, secondo analisi marxiste. La tecnologia sostituirebbe molte attività, abbattendo il valore-lavoro e, di conseguenza, il prezzo dei beni prodotti. Questo potrebbe portare a un incremento della disoccupazione e a una diminuzione del potere d’acquisto dei lavoratori. La teoria marxista suggerisce che l’automazione può accentuare le disuguaglianze economiche e la concentrazione di ricchezza nelle mani di chi controlla le macchine.
Che effetti avrebbe una diffusione su larga scala dell’intelligenza artificiale nell’economia da un punto di vista marxista? A prima vista, le implicazioni per la teoria del valore-lavoro di Marx sembrano negative o addirittura in contraddizione con i fatti e con le nostre aspettative. L’intelligenza artificiale comporta infatti l’introduzione di tecniche produttive ad alta intensità di capitale o, per usare la terminologia marxista, di processi caratterizzati da una composizione organica del capitale molto alta. Significa che con l’uso dell’ia il rapporto tra capitale costante (c) e capitale variabile (v), quello impiegato per l’assunzione della forza lavoro, è molto alto. 🔗 Leggi su Internazionale.it

Karl Marx: spiegazione chiara e semplice del socialismo scientifico
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