Aggressioni ai sanitari non serve militarizzare gli ospedali ma valutare con cura le minacce
Un infermiere è stato aggredito all’interno di un ospedale. L’episodio si è verificato a Novara, lasciando il personale sanitario spaventato. L’infermiere ha dichiarato di aver avuto paura, segnando un momento di tensione nel reparto. Le autorità stanno valutando le minacce e le condizioni di sicurezza, senza però proporre una militarizzazione degli ospedali. La discussione si concentra sulla necessità di gestire con attenzione i rischi legati alle aggressioni senza ricorrere a misure drastiche.
di Renato Albanese* “A volte abbiamo paura”. La frase pronunciata dall’infermiere Francesco Renda, dopo l’aggressione subita all’interno dell’ospedale di Novara, non descrive soltanto uno stato emotivo individuale. Descrive una condizione di lavoro. Secondo quanto riportato da RaiNews Piemonte, un uomo di 31 anni avrebbe dato in escandescenze all’interno della struttura ospedaliera; l’infermiere, intervenuto per bloccarlo, ha riferito di essere stato colpito con gomitate allo stomaco, fino all’intervento delle guardie, che sono riuscite ad allontanare l’aggressore. Un operatore sanitario non dovrebbe trovarsi, in pochi secondi, a dover scegliere da solo tra continuare a prestare assistenza, proteggere sé stesso, proteggere altri pazienti, chiamare supporto e contenere una persona che sta perdendo il controllo. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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