Vagnozzi racconta il metodo Sinner | Non sono un gestore di tennisti se Jannik non fa un passo avanti mi sento un leone in gabbia

Notizia in breve

Simone Vagnozzi, che lavora con Jannik Sinner insieme a Darren Cahill, ha spiegato come si costruisce un numero uno. In un’intervista, ha affermato di non essere un gestore di tennisti e ha descritto il rapporto con il giocatore, dicendo che se Sinner non fa passi avanti si sente come un leone in gabbia. Vagnozzi ha anche condiviso che il suo ruolo è quello di supportare e guidare il percorso del tennista, senza assumersi il ruolo di manager.

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Come si costruisce un numero uno? A spiegarlo è  Simone Vagnozzi, che insieme a Darren Cahill guida  Jannik Sinner. In una lunga intervista di Walter Veltroni al  Corriere della Sera, il tecnico racconta il proprio mestiere partendo da una dichiarazione d’intenti:  “Non sono un gestore di tennisti. Ogni giorno devo sentire che l’atleta di cui mi occupo fa un passo in avanti. Se non ci riesco, mi sento un leone in gabbia”. Come nacque tutto: il 2022 e la “prova”. Il legame parte da lontano: il manager di Sinner,  Alex Vittur, è il testimone di nozze di Vagnozzi. Quando nel  2022  Jannik decise di separarsi da Piatti, fu Vittur a chiamarlo.  “ Mi misero in prova, ma evidentemente ha funzionato”, ricorda. 🔗 Leggi su Ilnapolista.it

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© Ilnapolista.it - Vagnozzi racconta il metodo Sinner: “Non sono un gestore di tennisti, se Jannik non fa un passo avanti mi sento un leone in gabbia”
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