Monica Cirinnà | Mi ferisce il silenzio sui diritti Ci vuole coraggio ad avere coraggio e oggi si guarda più al futuro individuale che a quello collettivo Per le mie scelte sono stata messa da parte
Dieci anni dopo l’approvazione delle unioni civili, una senatrice ricorda il voto del 23 febbraio 2016, quando la legge fu approvata in aula dopo due anni di battaglie in Commissione Giustizia. Ricorda anche il tradimento dei 5 Stelle e il ritiro del suo ruolo di relatore. La senatrice denuncia il silenzio sui diritti e afferma che, per le sue scelte, è stata messa da parte. Ritiene che oggi si guardi più al futuro individuale che a quello collettivo.
Sono passati dieci anni dalle unioni civili. Qual è la prima immagine che le torna in mente? «Se chiudo gli occhi rivedo l’aula del senato il 23 febbraio del 2016, il giorno in cui la legge è stata approvata, dopo oltre due anni di battaglia in Commissione Giustizia, dopo il tradimento dei 5 Stelle e dopo il ritiro del mio ruolo di relatore. Andammo in aula votando la fiducia, perché Renzi coraggiosamente decise per il voto di fiducia e la legge venne approvata tra applausi, mugugni, strette di mano, tanti abbracci dei miei colleghi parlamentari, sapevamo che ormai era fatta perché alla Camera i numeri li avevamo. Era un traguardo che abbiamo atteso in tantissimi, anche davanti alla televisione, sullo streaming del canale interno del Senato. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

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