Gli algoritmi della guerra tra vittime civili e speranze di pace
Gli algoritmi della guerra coinvolgono hacker e missili, secondo Arturo Di. Gli attacchi informatici precedono spesso le operazioni militari tradizionali, creando nuove dinamiche nei conflitti. Le tecnologie digitali vengono usate per attaccare infrastrutture e sistemi di comunicazione, contribuendo a un escalation delle violenze. L'uso di strumenti digitali si inserisce in un quadro di escalation tra attacchi informatici e interventi militari tradizionali, con ricadute su civili e infrastrutture.
Bianca Tombini – Città del Vaticano “Prima arrivano gli hacker, poi i missili”. È questa la nuova grammatica dei conflitti descritta da Arturo Di Corinto che spiega come le guerre del XXI secolo non si combattano più soltanto con carri armati, artiglieria e soldati, ma in maniera più subdola attraverso reti informatiche, algoritmi, intelligenza artificiale e campagne di disinformazione. Oggi attacchi satellitari, disinformazione, profilazione e uso dell'intelligenza artificiale sono diventati componenti essenziali delle operazioni militari. La rivoluzione digitale ha infatti cambiato radicalmente scala e intensità delle guerre: “Il campo di battaglia è esteso al cyberspazio, alle infrastrutture della rete e perfino alla vita quotidiana dei cittadini”. 🔗 Leggi su Vaticannews.va

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