Soncin ci sbatteva la porta in faccia mentre ripuliva le tracce e lei moriva Quando scrisse a Pamela | Se c’è amore una sberla non fa niente
A Milano si è aperta la seconda udienza del processo per il femminicidio di una donna di 29 anni, uccisa il 14 ottobre scorso. La testimonianza di un dirigente della polizia ha riferito che un uomo avrebbe chiuso a chiave le porte mentre ripuliva le tracce, lasciando morire la vittima. In precedenza, l’uomo aveva scritto a una persona vicina alla vittima che “se c’è amore una sberla non fa niente”.
Milano. “Soncin ci sbatteva la porta in faccia per ripulire le tracce mentre Pamela moriva”. Con la testimonianza di Serafina Di Vuolo, dirigente della Polizia di Stato, si è aperta la seconda udienza del processo per il femminicidio di Pamela Genini, la 29enne originaria di Strozza uccisa la sera del 14 ottobre scorso a Milano. La funzionaria ha ricostruito l’intervento degli agenti. Alle 21.38 la centrale operativa riceve la chiamata di Francesco Dolci, che si presenta come amico della vittima e chiede l’invio urgente di una pattuglia in via Iglesias 33. Racconta che nell’appartamento è in corso una violenta lite tra Pamela Genini e l’imputato, Gianluca Soncin. 🔗 Leggi su Bergamonews.it
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